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Storia di un pesce palla e delle sue emozioni

 

1. Se guardi in alto vedi: stella.

A mezz’aria un tendone giallo-bianco e luci a illuminare il palcoscenico.

Poi, più in basso, voci giovani, rumori, geometrie irregolari che si incontrano. Flusso continuo, come pioggia. Se chiudi gli occhi chissà dove ti ritrovi. E in un angolo, a terra, appoggiato a un muro, Pesce Palla a osservare. Dipingono strane traiettorie le orbite dei suoi occhi: non riusciresti a capire da cosa sono attratti.

Pesce Palla non era un pesce, no, assomigliava molto di più a voi che state leggendo. Era stato soprannominato così forse per il viso così ovale, forse perché era sempre molto silenzioso.

( Beh, in un certo senso parlo, trovo anche delle belle parole, faccio delle battute simpatiche, e tutto il resto, quel che non riesco è tirarle fuori quelle cose lì, non trovo i suoni giusti)

Quando camminava, Pesce Palla, ondeggiava, come se non fosse abituato a star sulla terra, come se non fosse proprio questa la sua terra natale.

(Si, forse è vero, ondeggio, ma non è colpa mia, capisci? E come se c’avessi un filo invisibile sotto ai piedi, e tutte le volte devo ritrovarlo, devo ritrovare l’equilibrio, non puoi capirlo, ecco, se non hai provato)

 

2. Se guardi le pareti vedi: tinte rosate, e quadri con tante lettere sopra, e un finestra che fa entrare luce. Se ti guardi davanti vedi un uomo, vestito elegante che parla:

-         Ti piace questo posto?

-         …..

-         Voglio dire, ti piace la vita?

-         E’….è

-         ….

-         E’ bellissima

-         E allora perché non giochi come gli altri?

Sorrise triste Pesce Palla e pensò ( vede, è come esser chiuso in un acquario. E’ piccolo si, ma sai dove vai, conosci il tuo ambiente. Se esco da qua quel che vedo è: milioni di possibilità. Infinite linee parallele che si intersecano o si spezzano. Una scacchiera infinita. E io mi sento come un pedone bloccato, capisce? Non è proprio paura, non ancora, è che non so…dove andare)

-         Perché non alzi il volume?

-         (Perché tutto si perderebbe, forse. E’ un po’ come quando ti innamori. Lei è mai stato innamorato? Ecco, diciamo che lei non la conosci, le andrebbe mai a dire ti amo. Non dici quello che senti così, anzi, magari tenti di nasconderlo. Rischi di farti male. E potresti ferire anche lei.)

 

Chissà se Pesce Palla si era mai innamorato.

 

3. C’era una storia che faceva impazzire Pesce Palla. Dico davvero. Più che è una storia è una teoria, che aveva letto forse su un muro, forse su un cartellone pubblicitario. Allora, dovete sapere che ci sono due tipi di palline in giro: quelle che stanno ferme e quelle che a un certo punto cominciano a rimbalzare, finché non incocciano in un'altra pallina. Fine. Una teoria semplice, e stupida se volete, ma per Pesce Palla quella era la verità, e nessuno l’avrebbe mai smentita.

( Allora, se mi conoscete, capirete che io sto aspettando. Sto aspettando quella pallina che rimbalza, e non so se la incontrerò mai, o se sarà un pallina di un bel colore, ma ho deciso che la aspetterò, qua)

 

4. Se guardi in alto non vedi niente, perché sto dormendo.

 

5. Dalla città vedo la scuola. Dalla scuola vedo un aula. Dentro ci sono parole che rimbalzano, grembiuli neri, occhi che esplorano, capelli pettinati, cervelli in movimento.

( La scuola, ve lo giuro, io non la capisco. Bambini rinchiusi in una stanza quando fuori c’è il sole. E questa signora qui che parla per ore, e fa anche delle domande. Questo bambino accanto a me risponde sempre, non capisco che gusto ci trova a rispondere a queste domande assurde. IO ora vorrei proprio un pallone, non so quanto darei per un pallone. Potremmo organizzare proprio una bella partita, cavolo, li si che ci divertiremmo. Io starei in attacco, davvero, perché sono proprio forte in attacco, faccio un sacco di gol, mi ha detto Giulio che potrei diventare un grande calciatore. E farei vincere la mia squadra, ve lo assicuro, ma non possiamo vincere se ascoltiamo questa signora qua, né se stiamo qua dentro…. Forse dovrei alzarmene e guidare gli altri bimbi fuori. Si, forse dovrei proprio fare così, andiamo fuori, facciamo la rivoluzione. La rivoluzione, gran cosa le rivoluzioni. E poi fuori c’è proprio un bel pallone, rotondo come la testa di questo qua! Capisci? Non sono io che non voglio giocare, sono gli altri che sono sempre impegnati in cose troppo importanti)  

 

6. Lara era una bambina. Ma era anche una pallina di quelle che rimbalzano, e quella volta rimbalzò proprio addosso a Pesce Palla. Erano rimasti soli a scuola, perché nessuno era ancora venuto a prenderli. Allora Lara cominciò a parlare, quasi da sola, ma si vedeva che voleva parlare con Pesce Palla. E parlò per un sacco di tempo, secondi sopra secondi, parole che spingono parole, minuti che cadono addosso. Lara pochi la ascoltavano sul serio. Perché c’aveva il vizio di parlare tantissimo, e passava da un argomento all’altro così, e si inventava storia e canticchiava, e raccontava barzellette assurde che non avrebbero fatto ridere un sordo. Ma a Pesce Palla quella bambina piaceva. E se c’era una cosa che lui sapeva fare veramente bene era: ascoltare.

( Ha gli occhi verdi Lara. E i capelli castani a caschetto. Quando parla fa delle facce così strane! E poi ha mi ha raccontato una barzelletta che non ho capito: C’è un pugile che guardo un uomo, e l’uomo ride, allora il pugile lo guarda con la faccia cattiva (e qui Lara fa la faccia cattiva), ma l’uomo continua a ridere.  Allora il pugile va dall’uomo e….gli tira un cazzotto (qui Lara è scoppiata a ridere, e così ho riso anch’io, così, per farle compagnia in un certo senso, non per la barzelletta che non ho capito… e poi è successo che mi sembrava di esser felice, e mi sembrava di vederlo il pugile che da il pugno a quell’uomo lì, e l’uomo che continuava a ridere. E ride e ride. E ride. Dio, è la barzelletta più brutta che ho mai sentito, ma è anche quella che mi ha fatto ridere di più.)

            Tum. Due palline si erano incocciate.

 

7. Silenzio ora. E rumore di pioggia fuori. Immaginate il rumore della pioggia, e guardate fuori. Non è un bel rumore. Pesce Palla era tornato a casa da solo, e si era bagnato anche le mutande da tanto che pioveva. Si era spogliato e si era messo vicino al termosifone a giocare con un game boy. O qualcosa di simile.

Io questo omino qui che è sempre rinchiuso in questo cosa qua non lo capisco. Voglio dire potrebbe fare un sacco di altre cose e invece no, sempre a saltare su questo schermo di pochi centimetri per pochi centimetri.

La casa era vuota. Ma non vi era silenzio. Un bambino stava parlando.

Laerte Neri
 


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